Sono i primi anni ’60, quando Gerardo Sacco realizza il suo primo campionario, conquistando il primo premio alla Mostra dell’Artigianato Orafo di Firenze e I’Oscar dell’Artigianato alla Mostra di Sanremo. Di lì a poco verrà chiamato ad esporre a mostre internazionali, dove lui riesce a comunicare non grazie al suo inglese maccheronico, ma attraverso i suoi gioielli, che lasciano estasiato il pubblico di Hong Kong e Osaka, così come quello di Lisbona, New York e Stoccolma. Sul finire degli anni ’70 è invitato ad esporre a Tokio con gli argentieri di tutta Italia. Sul finire degli anni ’70 è invitato ad esporre a Tokio con gli argentieri di tutta Italia. Egli ricorda la forza prorompente della sua prima collezione di argenti, una collezione, la sua, interamente ispirata agli utensili della cultura contadina del Mediterraneo, in completa contrapposizione con lo stile essenziale in voga in quel momento.
È così che un “salaturo” ed un’anfora diventano un moderno centro tavola. Gli articoli dei giornali giapponesi parlano di lui dicendo che: -Gli argenti più nuovi sono gli argenti “vecchi” di Gerardo Sacco-.

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